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I marziani siamo noi...


Ho chiesto alla intelligenza artificiale ( scusatemi se non uso le maiuscole..) di generare un collage con tre immagini che mi parlano di una strana bellezza: sono la copertina di uno dei più straordinari fumetti di fantascienza della metà del secolo scorso, un paio di vignette dallo stesso volume e una rara scultura #Shipipo approdata ai #MagazzinidelMAP grazie alla consueta e straordinaria generosità di #GrazieeAlbertoQuartapelle. Non penso che il grandissimo Sidney Jordan, creando gli amici di #JeffHawke, extraterrestri eppure così umani, troppo umani,  si fosse ispirato all’arte Amazzonica; nella metà degli anni 50 del secolo scorso, quando creò  la serie destinata a condizionare l’intera letteratura fantascientifica (e non solo) era praticamente sconosciuta.  Può essere, ma credo sia improbabile. Eppure mi pare che il volto raffigurato sia decisamente simile, non solo nelle forme essenziali, nei bulbi oculari vuoti, ma nella scelta di affidare a quelle forme un messaggio di umanità  - più che all’umanità- straniante, ieratico e struggente . Quando chi le crea ha davvero talento, le forme parlano. 



                                                                    https://flic.kr/p/2sqzj8v

Ecco perché preferisco vedere una evidenza archetipale in questa sorprendente analogia tra il marziano Ultar e la figura ancestrale Shipipo. Il cervello umano cerca elementi formali  in se stesso per esprimere concetti e conseguentemente  narrarli , associa d'istinto elementi essenziali che sedimentano nel suo profondo,  ed i più geniali riescono a pensare e creare  immagini che vengono sorprendentemente riconosciute per ciò che vogliono rappresentare. Il nostro cervello dispone di una alfabeto metaforico di immagini “dormienti”, sempre pronto all’uso se sapientemente stimolato, e lo usa per creare nuove narrazioni  fondate su cardini ancestrale, sempre uguali: paura, coraggio, curiosità, bontà, malvagità…


Questo caso mi sembra decisamente diverso da molti altri, in cui si incappa ad esempio guardando le vecchie puntate di Star Trek : Le maschere Bamoun hanno ispirato il viso dei FerengiGuinan, la a mitica barista/veggente usa un Cappello a forma di Isicholo, il simpatico e cinico giudice/lacchè Kolvorok pare una maschera Jipaie degli Asmat, e si potrebbe proseguire a lungo, ma in questo caso è ragionevole pensare che gli sceneggiatori di quella fortunata serie televisiva ben conoscessero le maschere “tribali” che dagli anni sessanta in avanti comparivano sempre più spesso sui raffinati mobili di design dei loft Newyorkesi ; in fondo una intera puntata di Star Trek, The next generation l'episodio "La perdita" (The Loss), è costruita esplicitamente su una novella  di fantascienza , Flatlandia, scritto nel lontano 1884 da Edwin A. Abbott. 



La diversità consiste appunto nella analogia diretta, evidente e suggestiva tra l’oggetto Amazzonico e il personaggio disegnato da Sidney Jordan, come ho scritto qualche riga più su. 



Un ultima curiosità: negli anni cinquanta e sessanta i Marziani andavano forte nell’immaginario collettivo, anche in quello più raffinato, anche da noi. Rileggete “ un Marziano a Roma “ di Ennio Flaiano…troverete un altro umanissimo extraterrestre ben poco alieno..Essendo però pensato da un geniale italiano, il suo creatore lo spedisce nell’immortale palude del potere con la p minuscola, che lo assorbe , lo asfissia e finisce per snaturarlo ingloriosamente…e smettendo di ascoltare il marziano che c’è in noi finiremo per fare la fine profeticamente anticipata da Uttar...

più info su Jeff Hawke  qui                   https://it.wikipedia.org/wiki/Jeff_Hawke


più info su Un marziano a Roma  qui   https://milano-collezionispeciali.unicatt.it/storie/quando-flaiano-divento-un-marziano-a-roma-la-disastrosa-prima-al-teatro-popolare-italiano/


Giugno Arnaldi, Onzo 23 luglio 2026



 

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