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politica

                                                 bisogna levare la ruggine!


1) CRONACA E STORIA, IL NOSTRO 8 SETTEMBRE

Come sempre accade quando sono in atto sommovimenti epocali cronaca e storia si sovrappongono.
Che la crisi della sinistra sia di portata storica è un fatto, e non riguarda solo chi appartiene a questa parte politica. E’  come in una partita di calcio: se entrambe le squadre giocano bene è il gioco il vero vincitore.
Nel caso della politica in gioco c’è però il futuro, e in modo drammatico: spazi di libertà e di benessere sono pericolosamente in discussione.
Se si inasprisce  ad esempio la vicenda dei dazi - ben più grave della questione migranti artatamente agitata dalle destre - avremo  tutti meno possibilità di circolare liberamente nel mondo e quindi di imparare reciprocamente l’uno dall’altro, avremo meno mercati nei quali proporre quelle eccellenze italiane che sono insieme orgoglio culturale e opportunità di lavoro.
Se si enfatizza la suggestione delle paure avremo, semplicemente, meno serenità: al netto del fanatismo chiedete a chi detiene legittimamente un’arma se ciò lo tranquillizza, o se questa ingombrante presenza di morte potenziale non è invece motivo di angoscia. Per non parlare del fatto che purtroppo chi ha un’arma a volte finisce per usarla…come i femminicidi sempre più frequenti ci insegnano: spesso la morte alle donne viene data da uomini che detengono legalmente il porto d’armi, e troppo spesso si tratta di servitori dello Stato…
E’ evidente la gigantesca sproporzione tra la gravità dei problemi e la singola possibilità di intervenire su di essi, e anche questo sentimento è un problema, perché la storia ci insegna che in questi casi la scorciatoia di affidarsi all’uomo della provvidenza del momento è pericolosamente facile da perseguire. Noto a questo proposito il lessico pericolosamente mussoliniano che usa Salvini: se andiamo oltre le parole troviamo nei contenuti molte questioni condivisibili. Sui migranti nella sostanza cerca di seguire la linea Minniti ( come Conte ricalca le orme di Renzi quando parla delle nostre coste come la frontiera dell’Europa e della necessità di superare i patti di Dublino, per altro stipulati dal Governo Forza Italia/ Lega). Di suo ci aggiunge molto cinismo : lascare in mare gente che rischia di morire non è umano, e lasciatemi dire non è nemmeno molto italiano. La nostra storia, anche quella militare, parla di un’umanità diversa. Ma dobbiamo dire che questo cinismo nell’immediato funziona, e l’Europa dei potenti - che ha negato attenzione ai governi Renzi e Gentiloni - gli dà credito. Di suo ci aggiunge in modo cinicamente utilitaristico la leva suggestiva  della paura e dell’ignoranza: lo sprezzo con cui parla di tutto ciò che considera nemico - e cioè praticamente tutto ciò che non è nel cerchio ristretto dei suoi slogan - sdogana il peggio che c’è in ognuno di noi. Non sempre l’appello evangelico “ chi è senza peccato scagli la prima pietra” funziona…” troppo spesso produce una sassaiola letale. Ecco il vero pericolo: far passare l’idea che ci  si salva da soli, cioè inevitabilmente sulla pelle di qualcun’altra…e anche in questo caso la storia ci insegna che sulla lunga distanza  non funziona così, chi ha eretto muri c’è rimasto sotto, chi ha costruito terrore e ghigliottine ha finito per sperimentale personalmente.

Che fare? Penso, semplicemente, che dovremo ricostruire una comunità. Anche in questo  la storia insegna che ciò accade se sono presenti due elementi fondamentali: libera scelta consapevole di singoli individui che si aggregano e grande autorevolezza nella catena di comando. Chi ha la pazienza di seguire ciò che scrivo sa  che da anni propongo a modello lo spirito dell’8 settembre del ’43: altro che sconfitta, fu l’inizio della rinascita! Singole coscienze si misero in cammino sulla via più pericolosa, quella della speranza, e in cammino trovarono altre libere coscienze, in cammino affidarono la loro sorte  ai migliori, ai più autorevoli…che spesso ci lasciarono la pelle…ma la prima cosa che vero fu appunto selezionare una classe dirigente che non fosse interessata a prendere, ma a dare…che non cercasse medaglie o privilegi, ma la serenità  di chi fa al meglio ciò che è giusto, senza alcun tornaconto personale. Non basta un nome nuovo e un nuovo front man se la classe dirigente resta la stessa…e non parlo solo di Roma, ma del mondo opaco del potere reale fatto di partecipate, di incarichi …Partiamo da qui, leviamo la ruggine…ce lo chiede anche la cronaca, da Roma a Cairo Montenotte…

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