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Il potere del segno


Immaginate il primo essere umano senziente , nella notte dei tempi; esce dal proprio rifugio per procurarsi il cibo, alza la testa e vede il cielo stellato…oppure vede nascere, o morire, una altro essere verso il quale prova affetto perché lo sente simile a se. Cosa avrà provato? Ragionevolmente, si sarà posto delle domande; la curiosità è insita nella natura dei soggetti senzienti. Ragionevolmente, saranno state le stesse domande che ci poniamo noi,  sopratutto nei momenti di grande gioia o di grande dolore:  da dove vengo? Dove andrò dopo la morte? Come faccio a stare bene? 

E, ragionevolmente, il nostro antenato, d’istinto, cercò di fare memoria di quella sensazione lasciando una traccia. Prese una pietra e fece un segno. E’ un gesto naturale, da sempre. I graffiti sui monumenti con vandaliche banalità tipo “tizio è stato qui”, le scritte sui muri etc…manifestano la necessità di appropriarsi del tempo e delle sensazioni tramite un gesto che diventa segno. L’arte nasce così, e giustamente Emanuel Anati, parlando di incisioni rupestri usa l’espressione “ quarantamila anni di arte contemporanea”


Forse il segno è il primo “gesto” culturale, il più essenziale ed efficace. Con un gesto si materializza nel segno un insieme complesso di emozioni, si comunica un sentimento o un ordine. Un segno suscita tenerezza, o timore. Caricato di significato emotivo può addirittura essere stravolto e violato. Pensate alla svastica, nata migliaia di anni fa come segno di pace e umanità, e diventata simbolo  di violenza e terrore dopo  l’uso osceno che ne fecero i nazisti. 


Il segno apre finestre sul Mistero, aiuta a comprenderlo ed a provare a governarlo. Marcare con un segno simbolico un oggetto non serve solo a definirne la funzione o l’origine, significa caricarlo di energia, qualificarlo. Vale oggi, nella società dell’avere, quando la presenza del marchio di un brand famoso fa aumentare in modo esponenziale il costo di un oggetto. Valeva ieri,  vale sempre nelle società dell’essere, quando  un segno sacralizza un luogo, un oggetto. In hoc signo vinces è una affermazione che va oltre il contesto storico nel quale è incardinata, per diventare paradigma. Le immagini che trovate qui https://flic.kr/s/aHBqjCN16u , provenienti dall’Archivio generale di Tribaleglobale, testimoniano questa riflessione. Sono oggetti in cui il segno prevale su altri elementi altrettanto importanti come materia e forma . Il segno, che  sia astratto o antropozoomorfo, evoca potere, e non solo nel senso comune che diamo a questa parola, ma in quello letterale,"poter fare", ovvero la capacità, facoltà o possibilità di agire; andando ancora più a fondo nella etimologia della parola, alcuni linguisti collegano la radice a termini indicanti "nutrire" o "proteggere" (come padre o pane), suggerendo un legame tra potere, protezione e controllo delle risorse. Ecco perché l’immagine che apre questa galleria di oggetti è una grattugia usata dagli indigeni Amazzonici Way Way per lavorare la minorca; fa riflettere che quella cultura abbia sentito la necessità di potenziare un oggetto d’uso quotidiano con più  segni evocativi, che rimandano alla figura femminile e ad animali totemici. Nelle culture dell’essere, il potere del segno fa la differenza. 


 

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