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PROCESSIONI, Dal Tamil Nadu a Savona, tutto il mondo è paese..


 La definizione è poco scientifica ma molto chiara: tutto il mondo è paese. E’ un modo di dire usato già dai Romani; Nel I secolo d.C. Petronio scriveva: “ ubique medius caelus est (Sat." XLV , 3)“, traducibile letteralmente:  "Ovunque c'è in mezzo il cielo”, che è già un motto meno prosaico..

Se preferite una definizione più articolata , possiamo dire che è l’ennesima evidenza di una dimensione archetipale nella  elaborazione culturale dell’intera umanità, in ogni tempo e in ogni luogo, e del fatto che anche le forme usate per esprimere tali elaborazioni risultano simili se non identiche. 


Il  sentimento religioso è l’ambito nel quale gli esseri umani elaborano l’interazione con il Mistero della vita, e conseguentemente ne danno forma rituale adeguando le cerimonie celebrate allo scorrere del tempo e delle stagioni, con tutte le implicazioni sia concrete che evocative. Cambia il luogo, cambia il tempo e cambia   la divinità, ma raramente cambia la struttura profonda del rito. Per fare qualche esempio, il  Natale esiste come scadenza rituale da prima della nascita di Cristo, e la Festa di San Giovanni si celebra nello stesso periodo, quello del Solstizio d’estate, da tempo immemorabili,  in tutto il mondo, in ogni tempo, si sono fatte e si fanno processioni, ovvero si organizzano condivisioni di massa  del cammino di divinità. Nel caso delle processioni, evidentemente esiste la convinzione, o almeno la speranza, che la presenza fisica di una divinità evocata dalla forma concreta di una statua o di una effige, il suo incedere insieme ai fedeli che la venerano, potenzi la richiesta di aiuto che viene rivolta al soggetto venerato, o rinnovi la testimonianza di fede.


                                              Processione del Venerdì Santo a Savona, XX sec.

Uno dei periodi più intensi della tradizione Cristiana è la Settimana Santa; entrando nel profondo del Mistero della vita, della sofferenza che anticipa la speranza di Resurrezione, i riti connessi assumono una valenza universale, e non è un caso che il Venerdì Santo sia celebrato con importanti ed imponenti processioni. Una delle maggiori in Europa si svolge a Savona e ne sono protagoniste le Confraternite.

Si può dire che anche la forma associativa che chiamiamo Confraternita sia  in qualche modo archetipale; si trovano associazioni di persone unite da una fede comune dal Giappone all’Africa, e sono spesso organizzazioni nate dal basso, spontaneamente, altrettanto spesso come contrappeso al potere della gerarchia che tentò di contenerle se non opprimerle, considerandole  potenzialmente espressione del malcontento popolare; anche per questo, dopo il Concilio di Trento le Confraternite vennero  sottoposte alla giurisdizione dei Vescovi Diocesani, che non tardarono a prendere provvedimenti in merito alle rappresentazioni sacre definite “non decorose”, compresa la Processione del Venerdì Santo. Il rito penitenziale a Savona nasce alla fine del Duecento, e trae  origine dalla tradizione medievale delle pubbliche flagellazioni di penitenza (la disciplina), anch’esse sorprendentemente comuni a molte pratiche religiose in ogni parte del mondo; accompagnate da processioni e canti (le laudi), esse rappresentano le prime manifestazioni di gruppi di disciplinanti, la prima forma di aggregazione laicale organizzata nella storia della Chiesa. Gli editti di ben due Vescovi ( Mons. Centurioni del 1585 e Mons. Costa nel 1603 ) non furono sufficienti a fermare la tradizione processionale, anche per l’impulso dato ad essa dall’Apparizione della Madre di Misericordia avvenuta a Savona nel 1536. ( si veda https://www.processionevenerdisantosavona.it/cenni-storici/). Tutti questi decreti ed i successivi di Mons. Spinola (1631) e Mons. Durazzo (1699), insieme al gusto artistico spagnoleggiante dell’epoca, portarono all’adozione di gruppi lignei che rappresentavano i misteri della Passione. 

Nascono così le famose “ Casse” del Venerdì Santo Savonesi. 



India del Sud, Carri Rahta in processione. XIX sec.

I CARRI RATHA.

Torniamo alla evidenza archetipale. In altri luoghi folle di fedeli trascinano pesanti manufatti finemente scolpiti con immagini sacre. Un esempio maestoso ed eclatante è quello dei carri processionali Indiani, chiamati ratha;  sono veicoli in legno su  ruote, possono essere trainati da cavalli o elefanti, oppure guidati manualmente con corde, vengono usati per le festività dei templi indù. escono dai templi per Rathoutsava, la Festa dei carri che si celebra in occasione di Ratha Yatra, la grande festa induista . I carri assomigliano a templi mobili, normalmente misurano circa 13 metri in altezza e 10 in lunghezza ma possono essere molto più grandi, e percorrono circa 3 km. E’ una tradizione molto sentita. Nel 2004, lo stato indiano del Tamil Nadu possedeva 515 carri di legno,Il Tempio di Annamalaiyar, Tiruvannamalai e il Tempio di Chidambaram Natarajar sono tra i templi che possiedono questi enormi carri di legno per le processioni regolari. Il Tempio di Natarajar celebra la festa dei carri due volte l'anno: una in estate (Aani Thirumanjanam, che si svolge tra giugno e luglio) e un'altra in inverno (Marghazhi Thiruvaadhirai, che si svolge tra dicembre e gennaio). A  Krishna di Udupi sono dedicati  cinque carri del tempio, ovvero il Brahma ratha (il più grande), il Madya ratha (medio), il Kinyo (piccolo) e i ratha d'argento e d’oro. Le dimensioni dei carri più grandi dei templi hanno ispirato il termine anglo-indiano Juggernaut (dal  nome della divinità Jagannath), che indica una forza o un fenomeno tremendo, praticamente inarrestabile. Il termine compare in testi medievali indiani come i Purana, che menzionano il Ratha Yatra di Surya (dio del Sole), di Devi (dea Madre) e di Vishnu. Il viaggiatore Fa-Hien, che visitò l'India durante il 400 d.C., descrive il modo in cui venivano celebrate le feste dei carri dei templi in India:

Le città e i paesi di questa regione  [Magadha] sono i più grandi di tutti nel Regno di Mezzo [da Mathura a Deccan]. Gli abitanti sono ricchi e prosperi e gareggiano tra loro nella pratica della benevolenza e della rettitudine. Ogni anno, l'ottavo giorno del secondo mese, celebrano una processione di immagini. Costruiscono un carro a quattro ruote e su di esso erigono una struttura a quattro piani con bambù legati insieme. Questo è sostenuto da un palo centrale, da cui pendono obliquamente pali e lance, ed è alto poco più di venti cubiti, a forma di “tope” (?). Un drappo di capelli bianco e setoso è avvolto tutt'intorno, e poi dipinto in vari colori. Creano figure di deva, con oro, argento e lapislazzuli splendidamente miscelati e con drappi e baldacchini di seta stesi sopra di esse. Ai quattro lati si trovano nicchie, con un Buddha seduto in ciascuna, e un Bodhisattva in piedi al suo servizio. Possono esserci venti carri, tutti grandiosi e imponenti, ma ognuno diverso dagli altri. Nel giorno menzionato, i monaci e i laici presenti nella zona  si riuniscono tutti; Hanno cantanti e musicisti abili; offrono la loro devozione con fiori e incenso. I Brahmani vengono e invitano i Buddha a entrare in città. Questi lo fanno in ordine e vi rimangono due notti. Per tutta la notte tengono accese le lampade, suonano musica abile e presentano offerte. Questa è la consuetudine anche in tutti gli altri regni. I capi delle famiglie Vaisya istituiscono nelle città luoghi preposti a  distribuire carità e medicine. Tutti i poveri e gli indigenti del paese, orfani, vedovi e uomini senza figli, mutilati e storpi, e tutti i malati, vanno in quei luoghi  e ricevono ogni tipo di assistenza, e i medici esaminano le loro malattie. Ricevono il cibo e le medicine di cui hanno bisogno e vengono fatti sentire a loro agio; e quando stanno meglio, se ne vanno da soli.”




I rilievi lignei dei carri processionali.


Elemento distintivo di questi carri processionali sono i rilievi lignei, pannelli in legno duro che pongono l’accento su specifiche divinità a secondo del tempio a cui fanno riferimento sullo sfondo sempre finemente scolpito del  fantasmagorico pantheon Induista, e costruiti per essere assemblati insieme, pur avendo ciascuno uno schema narrativo autonomo. 

Quelli che presentiamo risalenti quantomeno al XIX secolo, provengono dalla collezione Berger, e sono stati raccolti prevalentemente nello stato del  Tamil Nadu. Si possono vedere qui 



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