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25 APRILE 2023. LA MEMORIA SANGUINA

25 aprile 2023 . La memoria sanguina. PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA SULLA RESISTENZA NELLA 1 ZONA LIGURIA, CERIALE 23 APRILE 2023 A che serve conservare queste fotografie? In fondo sono solo pezzi di carta, immagini sbiadite di persone che non ci sono più, di luoghi che facciamo fatica a riconoscere. Sono immagini lontane dalla nostra quotidianità, così abituata a selfie compulsivi che durano un’attimo, e smettono di interessare anche a chi li ha realizzati. Così poco definite nella risoluzione, richiedono la fatica dell’immaginazione per essere comprese. Eppure ogni volta che Pino Fragalà le tira fuori, le espone, si raduna una piccola folla. Certamente alcuni sono parenti dei protagonisti, altre persone che vivono nei luoghi dove sono accaduti i fatti narrati dalle immagini, e sono curiosi. Ma c’è altro. Mi è capitato spesso di osservare le persone che si avvicinano alle immagini di questa Mostra, il loro atteggiamento; c’è rispetto, attenzione, sorpresa, un certo timore reverenziale che si prova quando si entra in un luogo sacro. E’ normale, noi pensiamo immagini, e non parole. Un’immagine va diritta nel profondo, tira fuori emozioni, sentimenti, pensieri più o meno sepolti in noi stessi. Le immagini fanno la storia, da sempre. Pensate alla potenza della Croce. E da quando è nata la fotografa le immagini hanno marcato potentemente le vite di persone e comunità. Ricordiamo il Vietnam per quello scatto che consegna il dolore e la disperazione di un popolo negli occhi chiusi di una bimba denudata dal napalm. Ricordiamo Tienanmen per l’immagine di un ragazzo che si mette davanti ad un carro armato. Ognuno di noi ha un personale Archivio di Felicità composto da immagini: foto di battesimi, matrimoni, viaggi, e da esse trae conforto struggente. Anche le immagini che evocano dramma, dolore, morte, catturano la nostra attenzione suscitando sentimenti contrastanti . Le immagini legate alla cruda realtà della guerra e della violenza sono ipnotiche e a volte morbose, tirano fuori quell’istinto che porta molti a rallentare per osservare la scena di un incidente stradale. Ma qui c’è altro. Fragala’ ha raccolto questa documentazione in una vita intera, ed l’ha organizzata in una serie di narrazioni, ognuna insieme indipendente e concatenata alle altre, fino a fare un Museo . Museo è una parola bellissima. Noi la associamo ad un luogo un pò asettico, dove osservare. Ma fin nella parola che deriva dal lat. Musēum, ijn greco Μουσεῖον, derivante da Μοῦσα «musa» , «luogo sacro alle Muse» Museo rimanda appunto ad un luogo sacro, ad un tempio. E più che osservare si dovrebbe pregare, nel senso etimologico del termine, ovvero chiedere, nel modo più profondo che possiamo attribuire a questa parola, chiedere a noi stessi, interrogare la nostra coscienza. Perché? La sequenza di queste immagini , rigorosa, cronologica, mi verrebbe da dire implacabile nel ritmo incalzante, parla di ragazzi, dei loro drammi, delle loro passioni, della loro speranze. Guardi le foto di questi ragazzi vestiti quasi di stracci, guardi luoghi che riconosci devastati dal sangue e ti chiedi perché, chi glie lo ha fatto fare. Ecco la domanda che giganteggia in questa sequenza di immagini. Chi glie lo ha fatto fare? Perché ragazzi di vent’anni hanno messo sul piatto il loro futuro, la loro vita, affrontando scalzi la bufera del male? Perché non hanno girato la testa dall’altra parte, lasciando le cose come stavano, aspettando che altri agissero oppure vivacchiando nella triste quiete dei servi? Semplicemente, forse, si resero conto che quella non era vita. Si può vivere senza libertà? Libertà non è una parola astratta. E’ concretissima. Significa diritto di scegliere. Libertà è una parola impegnativa, perché è subito chiaro che la libertà di una persona finisce dove comincia quella di un’altra persona, e quindi esige rispetto e senso di responsabilità. Parlando di vita, di morte, di coraggio, di paura, di amore e di odio queste immagini fanno memoria della più autentica e profonda natura dell’uomo. Sono testimoni muti di come ragazze e ragazzi, davanti alla feroce banalità del male, abbiano trovato il coraggio della scelta. E c’è dell’altro, molto altro, perché queste immagini parlano di singole persone, ragazze e ragazzi che singolarmente, ascoltando il richiamo profondo della loro coscienza, hanno scelto. Queste immagini ci ricordano che la scelta è sempre individuale, sempre incardinata dentro di noi, non consentono di ribaltare su altri la responsabilità della scelta. Queste immagini ci parlano di come quelle singole coscienze seppero organizzarsi, dal basso verso l’alto e non viceversa , seppero darsi regole condivise, rispettarle e farle rispettare. E quelle singole coscienze divennero Comunità, la nostra Comunità, l’Italia, grazie a quella magnifica Carta dei diritti e dei doveri che è la nostra Costituzione, nata sulle nostre montagne, attorno ai fuochi dei Partigiani. Loro furono i Patrioti, i fondatori della Patria. Gli altri, i fascisti repubblichini, furono i traditori. E i traditori hanno il diritto alla pietà, ma non alla dignità, perché i morti non sono tutti uguali. Meritano onore e dignità quelli che sono morti per darci una Patria libera ed indipendente, non coloro che cercarono in ogni modo di impedirne la nascita. Queste sono le parole che speriamo di sentire il 25 Aprile dire da chi governa oggi l’Italia Repubblicana fondata sulla Costituzione nata dalla Resistenza. I Partigiani furono i Patrioti, i fascisti i traditori. Ignorare questa semplice verità significa ignorare il patrimonio genetico della nostra Comunità, corpo vivo grazie alla linfa vitale della memoria. Ed oggi la memoria sanguina. Sanguina quando la seconda carica dello Stato, purtroppo in buona compagnia, cerca di ridicolizzare la Resistenza, ma sanguina ogni volta che chi è chiamato a mantenere vivi i Valori Partigiani invece ne fa merce, sanguina ogni volta che la politica diventa business senza ritegno, ogni volta che una regola viene aggirata, piegata all’interesse personale di pochi a scapito dei bisogni di tanti. Ma sanguina anche ogni volta che una singola coscienza, magari la nostra, disattende ad un impegno, elude un dovere, gira la testa davanti ad un sopruso, ad una ingiustizia che invocherebbe una nostra reazione, ancorché scomoda ed impegnativa. Chi me lo fa fare? ci domandiamo spesso davanti alle scelte che costano. In queste fotografie c’è la risposta. Se quelle ragazze, quei ragazzi avessero girato la testa dall’altra parte noi non saremmo qui. Ed ecco la vera lezione, che è lezione morale, e che diventa monito perenne. Quando dalla nostra parte, quella che rivendica la Memoria Partigiana, che ogni 25 aprile porta mazzi di fiori ai cippi e tiene orazioni, quando dalla nostra parte si moltiplicano episodi immorali bisogna fermarsi a riflettere. La preside Antimafia di Palermo arrestata per corruzione, il sindacalista dei braccianti extracomunitari portato in parlamento come campione dei ultimi e risultato quanto meno opaco nel triste business proprio legato ai migranti sono la punta di un iceberg costituito dalla mercificazione dell’impegno politico e sociale divenuto mestiere. E davanti alle foto di questi ragazzi non possiamo non domandarci cosa farebbero loro, oggi. Ed essere conseguenti. Giuliano Arnaldi, Ceriale. 23 Aprile 2023

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