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Elogio della sputacchiera / praise of the spittoon



Ci sono forme che spiazzano per la loro eleganza ardita. Alcune ricordano la ricerca estetica del primo Novecento e potremmo definirle Moderniste: spigoli arditi, forme appuntite dialogano con la quiete di rotondità vagamente matriarcali. E' sempre interessante comprendere la connessione tra estetica e funzionalità, capire se la scelta estetica dell'autore è determinata da una necessità funzionale o puramente creativa. Normalmente, sopratutto in presenza di manufatti realizzati con "tecnologia umana" e non meccanica, il problema funzionale da risolvere diventa opportunità creativa. E spesso l'attenzione per il bello, e non solo per l'utile, è rivolta ad ogni oggetto, a prescindere dall'uso a cui è destinato:  Accade certamente nei luoghi lontani dove è necessario ingegnarsi : Africa, Asia, Oceania, Nepal...in quei linguaggi la bellezza sembra quasi un istinto naturale, ed è un elemento su cui riflettere. Forse dove la tecnologia deborda in modo invasivo, ci si trova ad essere giganti con i piedi d'argilla e si perde di vista il nesso tra oggetto e funzione. 

Che i linguaggi delle arti africane siano #semplicementebelli lo testimonia in modo sorprendente il  manufatto oggetto di questa breve riflessione. Ardito, elegante, penso di monumentalizzarlo perché mi affascina. Proviene da una importante vendita pubblica, non ha una identificazione precisa, ed è descritto come recipiente africano a becco, destinato quindi a contenere liquidi. in realtà potrebbe essere una sputacchiera...



There are shapes that surprise for their daring elegance. Some recall the aesthetic research of the early twentieth century and we could define them as Modernist: bold edges, pointed shapes dialogue with the vaguely matriarchal quietness of roundness. It is always interesting to understand the connection between aesthetics and functionality, to understand if the author's aesthetic choice is determined by a functional or purely creative necessity. Normally, especially in the presence of artifacts made with "human technology" and not mechanical, the functional problem to be solved becomes a creative opportunity. And often the attention for beauty, and not only for the useful, is turned to every object, regardless of the use for which it is intended: It certainly happens in distant places where it is necessary to strive: Africa, Asia, Oceania, Nepal ... in those languages ​​beauty seems almost a natural instinct, and it is an element to reflect on. Perhaps where technology overflows in an invasive way, we find ourselves giants with feet of clay and we lose sight of the connection between object and function.

That the languages ​​of African arts are #simplymentebelli is testified to in a surprising way by the artefact object of this brief reflection. Bold, elegant, I think of monumentalizing it because it fascinates me. It comes from a major public sale, has no precise identification, and is described as the African Spouted Cup, therefore intended to contain liquids. .. it could be a spittoon ... .



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